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20 Giugno 2024
Utility Manager

È chiaro che la luce e il gas sono fondamentali per ognuno di noi, sia in termini di qualità del servizio che di economicità in bolletta. Ma cosa succede dietro le quinte quando si ha a che fare con chi vende?

Quasi inutile dirlo: in linea di massima trasparenza, etica e professionalità sono lontani anni luce dalla visione che ogni consumatore si crea dentro la sua testa nel momento della trattativa.

Quello che però molti consumatori non sanno è che in Italia, da 3 anni a questa parte, è nata una norma che certifica le competenze di chi opera all’interno del settore delle utility luce e gas (anche telco), tutto su base volontaria.

Il fine non è solamente quello di certificare, sarebbe fin troppo facile nascondersi sotto ad un cappello. In primis vi è quello di responsabilizzare il venditore (inteso come persona fisica che fa sottoscrivere il contratto e non come fornitore).

(A titolo informativo la norma è l’UNI 11782:2020 ideata da Associazione Italiana Utility Manager Assium)

Aldilà della norma, oggi chiunque può vendere contratti luce e gas, senza alcuna esperienza (se non dei full immersion organizzati dalle varie agenzie di vendita), con il serio rischio di mettere in cattive acque famiglie e imprese.

Se da una parte ci sono venditori spietati, dall’altra consumatori che ancora oggi prendono con leggerezza la gestione delle proprie utenze.

Perché si accetta tutto questo?

Eppure le cose cambiano completamente in altri settori. Perché per la luce e gas sì?

Come ironizza Diego Pellegrino – il Paladino del mercato libero dell’energia , Portavoce di ARTE Associazione Reseller e Trader dell’Energia probabilmente alla nascita ci hanno tolto il neurone “delle utility” facendosi disinteressare da un mondo, aggiungo, che nella pratica “mette le mani nelle nostre tasche”.Bisogna pretendere di più.

Per rendere maggiormente l’idea ho fatto una breve ricerca per capire come funziona in altri settori e ho trovato che nel 2022 l’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) ha accertato provvedimenti sanzionatori 40 richiami, 33 censure e 26 radiazioni.

Tra le condotte che hanno dato luogo a provvedimenti di radiazione di intermediari vi sono falsificazione di documentazione contrattuale e comunicazione non rispondenti al vero, cioè il rilascio di false attestazioni, in sede di offerta contrattuale ai contraenti. (Fonte relazione annuale IVASS 2022).

Nel settore utility oggi tutto ciò è fantascienza. La domanda è: dovrà esserlo per sempre?

Ora sono pronto a essere smentito da chi lavora nel settore assicurativo, in quanto non conosco il settore, ma il dato individuato l’ho reputato interessante proprio per mettere a confronto due settori che, a mio avviso, di diverso anno solamente il servizio.

Oggi c’è una certificazione che, seppur volontaria, mette dei paletti a chi vuole operare in questo settore, in quanto per ottenerla occorrono almeno 2 anni di esperienza nel settore, un corso di formazione e un esame. Inoltre per mantenerla occorre garantire almeno 18 ore di formazione nel settore.

So che è difficile abituarsi a nuove dinamiche.

Mi sorprendo ogni volta che colleghi senior sembrano “opporsi” a questo percorso (che definirei educativo sia per i venditori che per i consumatori) definendolo superfluo.

Cosa può portare di negativo (o peggiorare) un percorso abilitativo e professionalizzante in un settore alquanto capestro? 😧Si sta andando verso la completa liberalizzazione della vendita delle utility luce e gas dove oltre 5 milioni di consumatori dovranno scontrarsi con nuove dinamiche.

Il mercato non è ancora pronto

È palese che il mercato ancora non è pronto in termini di trasparenza, proprio per questo bisogna attivare in primis un processo di auto-tutela e non sbandierare i propri dati al primo che piomba alla porta o dare conferme telefoniche random.

Tutti si lamentano:

  • I consumatori (seri) per la poca trasparenza nel settore;
  • I venditori (seri) per le difficoltà a vendere per il grande scetticismo e sfiducia dei consumatori;
  • Le società di vendita (serie), stufe delle attività illecite sui propri clienti post contratto.

Puntualmente che si fa?

Si continua a girare, incauti, sulla ruota, compiendo sempre le stesse azioni.

Ora in veste di consumatore bisogna conoscere chi si ha davanti, quali siano le sue competenze, se effettivamente ha le giuste capacità di poter essere d’aiuto nella specifica situazione. Non basta rassicurarsi sentendo il nome di un’azienda più o meno grande.

Il risultato sarà certo? No, però si avrà un ulteriore elemento a disposizione per tutelarsi da eventuali pratiche commerciali scorrette.

È fondamentale che i consumatori siano informati su questo cambiamento in corso e cominciando a chiedere al mercato maggiore sicurezza e affidabilità nei confronti dei propri interlocutori di vendita: la certificazione è un punto di partenza, ma occorre essere proattivi ed esigere competenza e trasparenza dai venditori, non solo a parole.

Di seguito il video degli highlight della convention:

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