Perché alcuni italiani non riescono a pagare le bollette?
Chi segue il mio lavoro sa che, da anni, ascolto famiglie, pensionati, lavoratori autonomi, nuclei con figli che portano la stessa domanda: perché la bolletta pesa sempre di più, anche quando i consumi restano simili. La risposta richiede uno sguardo ampio e dati aggiornati, perché la difficoltà nel sostenere luce e gas nasce da una combinazione di fattori che si sommano e si rafforzano a vicenda.
I numeri più recenti parlano di oltre due milioni di famiglie in povertà energetica, pari a circa il nove per cento dei nuclei italiani. La spesa energetica cresce più velocemente dei redditi, soprattutto per chi vive in abitazioni datate, con impianti obsoleti e isolamento carente. L’energia, da voce ordinaria, entra nel bilancio familiare come una spesa rigida, difficile da comprimere.
Durante il mio intervento all’evento “Etica Energetica”, tenuto presso la Camera dei Deputati, ho voluto portare l’attenzione su un punto preciso: quando una famiglia deve scegliere se accendere il riscaldamento o rinviare una visita medica, il tema supera la bolletta e tocca la dignità personale.
Prezzi, redditi e abitazioni: perché la povertà energetica cresce
Negli ultimi anni i prezzi di luce e gas hanno registrato aumenti rilevanti, con picchi del 30-35% in alcuni periodi. Aumenti di tale portata incidono soprattutto su chi dispone di entrate stabili ma contenute. Pensionati soli, famiglie monoreddito, nuclei numerosi vivono una pressione costante che riduce lo spazio per altre spese.
Ma perché i consumi sono così alti?
Un motivo arriva dall’efficienza degli edifici. Molte abitazioni, soprattutto nelle aree periferiche e nel Mezzogiorno, presentano dispersioni elevate. Pareti, infissi, impianti vecchi costringono a consumi superiori alla media per mantenere temperature accettabili. In tali situazioni, anche una tariffa competitiva fatica a compensare l’inefficienza strutturale.
A questo si aggiungono i rincari dovuti a dipendenza dal gas importato, fluttuazioni di mercato e crisi geopolitiche. Il PUN è passato da 0,11 a 0,14 €/kWh e il PSV da 0,39 a 0,53 €/smc, con un impatto immediato sulle tariffe indicizzate del mercato libero. Il gas pesa in media circa 251 euro in più all’anno, mentre la luce incide per altri 99 euro, soprattutto per chi ha scelto offerte a prezzo variabile. Una pressione che sentono in modo diretto molte famiglie, aggravata da prezzi dell’energia ancora elevati rispetto ad altri Paesi europei, da una limitata diversificazione delle fonti e da una scarsa conoscenza delle alternative contrattuali a prezzo fisso.
Conseguenze della povertà energetica
La povertà energetica riguarda oggi oltre 2,4 milioni di famiglie italiane e produce effetti che vanno ben oltre la bolletta.
- In molte case si abbassano le temperature durante l’inverno, si limitano gli utilizzi nei mesi estivi e si rivedono priorità quotidiane come spesa alimentare e cure sanitarie.
- A tutto questo si aggiunge una pressione psicologica costante, fatta di preoccupazione, insicurezza e paura di non farcela.
- Tra i nuclei più esposti, quasi la metà vive in abitazioni che restano fredde nei mesi invernali, mentre una quota molto elevata riduce spese considerate primarie per riuscire a coprire i costi dell’energia. Le conseguenze si riflettono sulla salute, con un aumento di problemi respiratori, cardiovascolari e forme di isolamento sociale. Anziani, famiglie numerose e persone che vivono sole affrontano livelli di ansia elevati, soprattutto in alcune aree del Paese dove la difficoltà risulta più diffusa.
Le famiglie con redditi medi e stabili, dal canto loro, affrontano bollette cresciute di oltre il 35% rispetto al 2021. Questo porta a una riduzione della capacità di spesa, a un utilizzo più prudente dei risparmi e a una maggiore attenzione verso soluzioni di efficientamento domestico. Molti rinviano acquisti, riducono consumi considerati superflui e rivedono i propri piani economici.
Non solo un problema del consumatore
Sul piano generale, l’aumento delle morosità genera tensioni lungo la filiera energetica, con crediti difficili da recuperare e ritardi nei pagamenti. La riduzione dei consumi incide sulle dinamiche economiche complessive e rallenta l’adozione di soluzioni più sostenibili, soprattutto tra le famiglie che avrebbero più bisogno di supporto.
Nella varie esperienze di Reclami Gas e Luce e +Tutela ho ascoltato storie molto concrete: famiglie che spengono il riscaldamento per contenere i costi, persone che rimandano visite mediche o cambiano alimentazione per riuscire a pagare luce e gas. Le ricerche di RSE e dell’Osservatorio epidemiologico dell’ASL di Torino confermano ciò che emerge ogni giorno dal confronto diretto: temperature domestiche inadeguate incidono sulla salute fisica e mentale, soprattutto per anziani e bambini. Energia e salute procedono insieme, sempre, e ignorare questo legame significa accettare una fragilità che cresce nel tempo.
Bonus e misure di supporto: opportunità e limiti
Lo Stato ha introdotto strumenti di sostegno come i bonus sociali, che nel 2024 hanno raggiunto circa quattro milioni e mezzo di nuclei con ISEE inferiore a 9.530 euro. Tali misure alleviano il peso delle bollette, però mostrano limiti evidenti. Molte famiglie incontrano difficoltà nella comprensione dei requisiti, delle modalità di accesso e della durata delle agevolazioni. Procedure complesse e comunicazione frammentata riducono l’efficacia degli interventi. In diversi casi, le risorse pubbliche finiscono per sostenere indirettamente i margini della filiera energetica, senza incidere in modo strutturale sulla vulnerabilità.
I principali ostacoli che riscontro più spesso riguardano:
- mancanza di accompagnamento per famiglie fragili
- difficoltà nel comprendere il funzionamento dei bonus e delle soglie ISEE
- tempi lunghi tra richiesta e applicazione in bolletta.
Camera dei Deputati: parliamo di povertà energetica
Durante il mio intervento ho scelto di porre domande esplicite, perché il confronto richiede trasparenza e assunzione di responsabilità. Ho chiesto:
- se risulti accettabile proporre contratti con margini sei volte superiori alla media, quando si parla di forniture legate a servizi indispensabili per la vita quotidiana;
- se risulti sostenibile generare ricavi per miliardi di euro da concessioni pubbliche, mentre molte famiglie riducono spese alimentari e sanitarie per riuscire a pagare luce e gas;
- se una dinamica di mercato di questo tipo rispetti davvero l’equilibrio tra impresa e cittadino.
La legge n. 287 del 1990 vieta l’imposizione di condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose. Da qui nasce un interrogativo operativo molto concreto: chi stabilisce quando un prezzo diventa eccessivo rispetto al servizio offerto?
Nel lavoro quotidiano svolto durante le procedure stragiudiziali emerge spesso una risposta ricorrente da parte delle società: le politiche tariffarie rientrano nelle strategie commerciali interne e non vengono sottoposte a una valutazione di merito. Questo approccio crea una frattura evidente tra il principio giuridico e la sua applicazione pratica.
In assenza di un soggetto terzo che valuti l’equità economica delle condizioni proposte, il fornitore resta l’unico interprete della legittimità delle proprie scelte. Una situazione che riduce l’efficacia degli strumenti di tutela e costringe molti cittadini a intraprendere percorsi lunghi e complessi per ottenere un riconoscimento dei propri diritti. Ed è proprio su questo punto che il dibattito richiede maggiore maturità e responsabilità da parte di tutti gli attori coinvolti.
Asimmetria informativa: il vero nodo
Da una parte il mercato utilizza dati, algoritmi, modelli previsionali. Dall’altra parte il consumatore riceve una bolletta articolata, con voci tecniche difficili da interpretare. Tale squilibrio genera vulnerabilità. In alcune realtà estere la bolletta riporta poche voci principali e una stima annua immediata della spesa. In Italia, negli ultimi dieci anni, la struttura della bolletta ha subito più revisioni, senza raggiungere un livello di comprensibilità adeguato. La difficoltà nel verificare se il prezzo applicato corrisponda a quanto sottoscritto alimenta sfiducia e conflitti. Educazione energetica e trasparenza diventano strumenti di tutela reale.
A questo ennesimo ostacolo, si aggiunge la frammentarietà del sistema. L’attuale assetto vede tre attori che operano con logiche differenti:
- welfare pubblico, che interviene tramite bonus e misure straordinarie
- fornitori di energia, orientati alla sostenibilità economica
- autorità di regolazione, chiamate a mediare
Il cittadino si trova spesso schiacciato tra procedure che dialogano poco tra loro. Senza una visione coordinata, gli interventi agiscono a valle, mentre le cause restano a monte.
Verso un patto energetico
L’etica energetica richiede un patto tra imprese, istituzioni e cittadini. Energia, salute e diritti procedono insieme. Garantire accesso equo ai servizi energetici significa rafforzare coesione sociale e credibilità del sistema.
L’Agenda 2030 richiama l’obiettivo di sconfiggere la povertà in tutte le forme. La povertà energetica rientra pienamente in tale impegno. Prevenzione, informazione e trasparenza riducono la vulnerabilità prima che esploda.
Dal mio punto di vista, la strada passa da consulenza indipendente, accompagnamento delle famiglie, dialogo strutturato con le imprese. Quando l’energia smette di essere un privilegio e torna a essere un diritto, la società intera ne trae beneficio.


Commenti recenti